martedì 17 gennaio 2012

giovedì 5 gennaio 2012

Presentazione a Milano: STELLA E CORONA (Martedì 17 gennaio 2012)

Palazzo Pirelli - Regione Lombardia
Sala Pirelli
Via Fabio Filzi, 22 - Milano
(fermata MM3 e MM2 - Staz. Centrale)

Martedì 17 gennaio 2012 - ore 16,00

Presentazione del libro

STELLA E CORONA
Sogni, utopie e brogli elettorali
nella democrazia elettorale italiana
(1946-2011)

Edizioni Solfanelli




Introduce: DAVIDE BONI (Presidente del Consiglio Regione Lombardia)

Moderatore: LUCIANO GARIBALDI (Storico e giornalista)

Con gli autori
GIORGIO GALLI (Docente di Storia delle dottrine politiche)
VITTORIO DANIELE COMERO (Analista politico-elettorale statistico)

Informazioni: 02 77402454


Scheda del libro:

La storia di questi ultimi anni dimostra che, rispetto alle nobili intenzioni dei Costituenti, poste a fondamento della ritrovata democrazia, il sistema politico sta lentamente degenerando verso una deriva oligarchica, con la sostituzione di un’elite con un’altra, dal partito unico, all’unica congrega.
Gli elettori sentono questo sistema come una campana rotta, per questo si allontanano sempre più dalle urne. Altro che “fatica del voto”, la fatica è quella di sopportare l’evidente esproprio di sovranità popolare attuato con il Porcellum, senza che tale sacrificio abbia portato alcun beneficio. Con la scusa della “governabilità” tutta l’attenzione è dedicata alla messa a punto di nuovi meccanismi di trasformazione di voti in seggi, mirati unicamente alla conservazione del potere.
Contro tale nefasta impostazione gli Autori hanno messo a punto delle linee guida, nella scia tracciata da Gianfranco Miglio, per ritornare sulla retta via della “democrazia rappresentativa” e riportare la sovranità al popolo, con una proposta innovativa di sistemi elettorali per il Parlamento e il Governo.


Gli Autori:

Giorgio Galli, già docente di Storia delle dottrine politiche presso l’Università degli Studi di Milano, è uno dei maggiori politologi italiani. La sua produzione di storico è orientata prevalentemente alla storia contemporanea italiana, in particolare al Secondo Dopoguerra. Oltre a un’intensa attività di commento giornalistico svolta in varie sedi e in particolare attraverso il settimanale “Panorama”, Giorgio Galli ha intrapreso ricerche più complesse e originali sull’intreccio fra vicende e dottrine storico-politiche e una serie di tradizioni e culture che il moderno ha più o meno relegato nel grande contenitore dell’irrazionale o del pre-razionale.

Daniele Vittorio Comero, esperto elettorale, è da molti anni membro del Comitato scientifico della Società Italiana di Studi Elettorali - SISE. Laureato in Scienze Politiche all’Università Statale di Milano, diplomato in Statistica all’Università Cattolica di Milano, lavora presso l’Osservatorio Elettorale a Milano, si occupa anche di statistica socio-demografica. Giornalista pubblicista, direttore del periodico “Civica”, ha collaborato con i periodici: “Notizia Oggi”, “Italia Magazine” e “Tradizione”. Membro delle missioni internazionali in Russia in occasione delle elezioni presidenziali (1991 e 1996). Relatore in numerosi convegni, in ultimo al Consiglio regionale del Piemonte sui sistemi elettorali per il Parlamento (2011).


Giorgio Galli e Daniele Vittorio Comero
STELLA E CORONA
Sogni, utopie e brogli elettorali
nella democrazia elettorale italiana
(1946 - 2011)
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-746-8]
Pagg. 264 - € 18,00

http://www.edizionisolfanelli.it/stellaecorona.htm

lunedì 5 dicembre 2011

Democrazia “elettorale” vs democrazia rappresentativa



http://giuseppereguzzoni.blogspot.com/2011/12/democrazia-elettorale-vs-democrazia.html

domenica 4 dicembre 2011

Democrazia "elettorale", tra brogli e utopie italiche (la Padania, 4/12/2011)




Democrazia "elettorale", tra brogli e utopie italiche
Un libro svela i misteri del sistema di sovranità ideato dai padri costituenti per compiacere cattolici, comunisti, liberali e massoni

GIUSEPPE REGUZZONI

In democrazia «la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». La prima e la più eccellente di queste forme sono le elezioni.
Tutto molto semplice, in apparenza, non fosse per il fatto che le elezioni sono state, non di rado, oggetto di contestazioni, trascinatesi, in qualche caso, anche per mesi ed anni. A venir messe in discussione possono essere le operazioni "preliminari", per esempio la raccolta delle firme - come per le ultime regionali in Lazio, Lombardia e Piemonte, o gli stessi risultati elettorali, come nelle problematiche elezioni politiche del 2006. Allora il centrosinistra di Prodi vinse per un misero scarto di 24.000 voti a livello nazionale, con una situazione di maggioranza risicatissima alla Camera e di stallo al Senato (dove risultò decisivo il voto dei senatori a vita). Fu quella la maggioranza che, per un pugno di voti, elesse poi l'attuale presidente della Repubblica.
Di questo, e di altro, si occupa il bel volume "Stella e corona. Sogni, utopie e brogli elettorali nella democrazia elettorale italiana. 1946-2011" (Edizioni Solfanelli, 264 p., Euro 18). Ne sono autori il politologo Giorgio Galli, dell'Università Statale di Milano, e Daniele Vittorio Comero, membro della Società Italiana di Studi Elettorali. Il volume si apre con un commento, anche questo a due mani, del simbolo della Repubblica: la stella a cinque punte e la ruota dentata, di cui gli autori - in modo diverso, ma sempre ironicamente - ricordano l'impressionante somiglianza più che con una vera ruota dentata (un meccanico non l'avrebbe certo disegnata così), con una tavola rotonda circondata da sedie.
Lasciamo ai lettori la scoperta di come la ruota dentata possa essere interpretata come "corona". Più facile e suggestiva è l'altra immagine, meno esoterica, ma più emblematica della realtà italica: quella della sedia. La "sedia" è, in fondo, l'immagine simbolica di una Repubblica in decadenza, chiusa negli oscuri giochi di potere di una casta ormai sempre più autoreferenziale e autocelebrativa. In questo senso, l'espressione "democrazia elettorale", che appare nel titolo del volume, risulta assai significativa, dal momento che l'aggettivo "elettorale" più che indicare le modalità di esercizio della sovranità enuclea con forza i limiti oggettivi posti alla sovranità esercitata dal popolo.
Nel volume si sottolinea, giustamente, che ogni consultazione elettorale, in Italia, appare ormai come una sorta di referendum, prò o contro qualcuno o qualche cosa, ma che, in realtà, è in gioco sempre il mantenimento dello status quo, in forme e con modalità solo leggermente diverse. Non si dice - perché non rientra tra gli scopi del volume - che lo stesso concetto di referendum nella costituzione italiana è fortemente limitato e limitativo: referendum solo abrogativi, e mai in materia fiscale o di diritto internazionale. Sovranità limitata, dunque, ad extra e ad intra...
In fondo - e questo il volume lo ricorda bene citando un lungo discorso di Scalfaro -, la Costituzione italiana nacque da un compromesso tra forze cattoliche, comuniste e liberal-massoniche. Per Scalfaro, e per molti altri ancor oggi, tale compromesso è una sorta di migliore dei mondi possibili e, dunque, è perfetto e intoccabile. Varrebbe la pena di ricordare che le costituzioni che si presumono perfette, secondo Armin Mohler, sono le più pericolose, perché, pur dicendosi liberali, sono in realtà affette dal peggiore dogmatismo e pensate per rendere impossibile il cambiamento. In realtà la storia degli ultimi due decenni della Repubblica dimostra proprio che, a dispetto delle intenzioni dei padri costituenti, il sistema politico va degenerando in forme di nuova oligarchia anche e proprio grazie a meccanismi elettorali pensati per neutralizzare la volontà popolare, prova ne è la crescente disaffezione alle urne o il numero sempre maggiore di schede bianche o nulle.
Per gli autori, queste ultime sono il frutto di una deriva culturale, ma anche l'esito, calcolato, di astuti brogli, elaborati non nelle stanze asettiche del Viminale, ma nell'arco di una dialettica sottile, e a tratti nascosta, tra l'opera del legislatore (che è sempre di compromesso) e la periferia (prefetture e sezioni elettorali), tradizionale spazio di manovre condotte nell'ombra e con ben poca trasparenza. Il sistema di compromessi, che caratterizza le leggi elettorali italiane a partire dall'inizio degli anni Novanta, è già in sé l'indizio di una pressoché nulla considerazione della volontà popolare. Non è solo il fatto che tali compromessi, a sorpresa, possono proprio favorire la parte che si vorrebbe neutralizzare (come accadde nel 1992).
È che, come sosteneva Miglio, ampiamente ripreso nel volume: «Prevedere prima delle elezioni le maggioranze, e quindi i risultati delle elezioni: non ho trovato mai qualcosa di più profondamente antidemocratico di questo modo di pensare. Questo intendersi prima su come si andrà d'accordo. L'essenza del sistema rappresentativo sta nella non prevedibilità dei risultati. Il carattere moralizzatore del giudizio dei cittadini riposa proprio sulla sua non prevedibilità. Chi deve governare (...) deve sapere che c'è un giudice che tace, che non si esprime, ma che al momento del voto si farà sentire. Questa è l'essenza della democrazia».
Dimenticata, sembra aggiungere il volume, o meglio presa per i fondelli da giochini e trame volte a tutto, meno che a dare voce al popolo sovrano. A élite succede élite, o meglio, la stessa faccia della medesima élite con qualche ritocco di trucco (mai termine fu così adeguato). Contro tale nefasta impostazione, nell'ultima sezione del volume, gli autori hanno messo a punto delle linee guida, nella scia tracciata da Gianfranco Miglio, per ritornare sulla via della "democrazia rappresentativa", che è altra cosa da quella "elettorale", restituendo la sovranità al popolo, con una loro proposta innovativa di sistemi elettorali per il Parlamento e per il Governo.

giuseppe.reguzzoni@gmail.com

domenica 6 novembre 2011

Anteprima: STELLA E CORONA di Giorgio Galli e Daniele Vittorio Comero

La storia di questi ultimi anni sta dimostrando che, rispetto alle nobili intenzioni dei Costituenti, poste a fondamento della ritrovata democrazia, il sistema politico, sta lentamente degenerando verso una deriva oligarchica.
Sono passati più di sessantacinque anni dalla fine della guerra, sembra che si sia avuto solo la sostituzione di un’élite con un’altra, dal partito unico, all’unica congrega.
Gli elettori percepiscono che questo sistema elettorale non è onesto, suona come una campana rotta, per questo si allontanando sempre più dalle urne. Altro che “fatica del voto”, la fatica è quella di sopportare l’evidente esproprio di sovranità popolare attuato con il Porcellum, senza alcun risultato palese, non avendo avuto la sensazione che tale sacrificio sia stato utile per il Paese. L’attenzione della casta politica è sempre dedicata alla messa a punto di nuovi meccanismi di trasformazione di voti in seggi, per la conservazione del posto, con la scusa della “governabilità”.
Contro tale nefasta impostazione gli Autori hanno messo a punto delle linee guida, nella scia tracciata da Gianfranco Miglio, per ritornare sulla retta via della “democrazia rappresentativa” e riportare la sovranità al popolo, con una proposta innovativa di sistemi elettorali per il Parlamento e il Governo.


Giorgio Galli e Daniele Vittorio Comero
STELLA E CORONA
Sogni, utopie e brogli elettorali nella democrazia elettorale italiana (1946 - 2011)
Edizioni Solfanelli
ISBN-978-88-7497-746-8
Pagg. 264 - Euro 18,00



sabato 5 novembre 2011

Indice del libro STELLA E CORONA

Indice

Giorgio Galli
Dialogica prima


Daniele Vittorio Comero
I simboli della democrazia elettorale
Il canto del cigno: le politiche 2008
Le battaglie elettorali del 2010 e 2011
Il sogno e l’utopia: la Carta costituzionale
Uno sguardo indietro: tra Miglio e Galli
Dal mattarellum e al porcellum
1953: corsi e ricorsi della storia


Giorgio Galli
Dialogica seconda


Giorgio Galli e Daniele Vittorio Comero
Proposta di un sistema elettorale positivo non lesivo della sovranità popolare



Giorgio Galli e Daniele Vittorio Comero
STELLA E CORONA
Sogni, utopie e brogli elettorali nella democrazia elettorale italiana (1946 - 2011)
Edizioni Solfanelli
ISBN-978-88-7497-746-8
Pagg. 264 - Euro 18,00




lunedì 29 novembre 2010

RECENSIONE a IL CASO AUM SHINRIKYO (di Francesco Scarcella, in Mangialibri.com)

20 marzo 1995, ore 7:50. Ci sono cinque uomini mescolati tra la folla dei pendolari dentro quattro convogli della metropolitana di Tokyo. Ognuno porta con sé un sacchetto ricoperto da fogli giornale e un ombrello a punta. Quasi simultaneamente, i cinque bucano con la punta dell’ombrello il sacchetto e si allontanano in fretta, cercando di non dare troppo nell’occhio. Ma cosa c’è dentro quei sacchetti? Sarin, gas nervino. Intorno alle 8:20 le autorità si accorgono che qualcosa all’interno delle gallerie della metropolitana non va. Numerose persone accusano inspiegabili sintomi: svenimenti, irritazione alle vie respiratorie, cecità temporanea. Tutte le linee della metropolitana vengono evacuate, i soccorsi sono imponenti. Bilancio finale: 12 morti e più di 6000 feriti, molti dei quali con danni invalidanti. Il più grande attentato terroristico della storia del Giappone. Il 27 febbraio 2004, la Corte Distrettuale di Tokyo condanna all’impiccagione Matsumoto Chizuo, meglio conosciuto come Asahara Shoko, leader carismatico dell’Aum Shinrikyo, organizzazione religiosa sviluppatasi nella metà degli anni Ottanta. Com’è stato possibile che un movimento nato sotto l’ispirazione di Buddhismo, Shintoismo, Cristianesimo e tradizioni religiose popolari giapponesi – poco più che un circolo di yoga all’inizio – si sia potuta trasformare progressivamente e impunemente in una macchina da guerra così spietata?...
Se ne Il caso Aum Shinrikyo il lettore si aspetta di trovare la cronaca cruda e dettagliata di quella maledetta mattina di marzo, rimarrà deluso. Non troverà nessun riferimento, infatti, alle modalità specifiche dell’attentato, al panico della folla, al terrore negli occhi delle persone quando quel gas incolore e inodore ha annichilito migliaia di corpi e menti. Per le testimonianze dirette consigliamo Underground di Haruki Murakami (Einaudi, 2003). Ma Stefano Bonino è un ricercatore giovane e preparato, dottore in lingue e Culture dell’Asia e dell’Africa, specializzato in Criminologia all’Università di Edimburgo, e ciò che analizza, in maniera rigorosa e competente, sono le cause e le conseguenze di quell’atto terroristico; non si chiede “cosa è successo” ma “perché è successo”. Una volta tanto non viene stimolata la morbosità istintiva, pur legittima, del crudo fatto di cronaca, ma una curiosità meno viscerale, più culturale. Uno studio disciplinato e cronologicamente impeccabile sulle motivazioni religiose, politiche, culturali, economiche e sociali. L’attentato al Sarin non è stato un caso di combustione spontanea ma la diretta conseguenza di una tragica escalation di megalomania complessa, dove hanno giocato un ruolo decisivo i mass-media, le ambizioni politiche deluse di Matsumoto Chizuo, interessi economici decennali e le evidenti falle nel sistema investigativo nipponico. La tragedia era forse evitabile, soprattutto perchè in quegli anni in Giappone era attivo un coraggioso movimento di società civile in contrasto all'Aum Shinrikyo; figure eroiche, come l’avvocato Sakamoto Tsutsumi, fatto sparire assieme alla moglie e al figlioletto.

Francesco Scarcella
http://www.mangialibri.com/node/7337

lunedì 14 giugno 2010

RECENSIONE a ISLAM NAZISMO FASCISMO (di Renzo Montagnoli)

Muhammad Amin al-Husayni è un nome certamente a molti non noto, ma ben conosciuto dagli ebrei e dal mondo arabo in generale. Quest’uomo fu a lungo il Gran Mufti di Gerusalemme, cioè la massima autorità giuridica islamica sunnita responsabile della corretta gestione dei luoghi santi islamici in Gerusalemme.
Costui, fra il 1934 e il 1945, intrattenne complessi rapporti con Adolf Hitler e più in generale con il nazismo tedesco e con il fascismo italiano. Riesce difficile comprendere una stretta relazione fra un capo religioso e il dittatore, notoriamente ateo, di una nazione impregnata di antisemitismo, tanto più che se gli ebrei sono semiti, altrettanto lo sono gli arabi.
Questo bel saggio storico di Alberto Rosselli si propone di fare chiarezza su questi rapporti, delineandone i motivi alla base e le finalità, e lo fa in modo convincente, con una scrittura precisa, ma accessibile anche ai non addetti ai lavori.
Due realtà, apparentemente inconciliabili, trovarono punti di contatto nella comune avversione nei confronti dei sistemi democratici e verso quel mondo occidentale (Inghilterra e Francia) che, se da un lato costituiva per Hitler un naturale ostacolo al suo espansionismo, per il Gran Mufti invece era simbolo di colonialismo, lo stesso di cui molte popolazioni arabe scontavano gli effetti, anche se Francia e Inghilterra agivano in Siria, Libano, Iraq, Algeria, Tunisia, Egitto, Palestina non come pieni proprietari, ma come esercenti un mandato volto a consentire con gradualità il passaggio alla piena autonomia delle popolazioni di quei territori.
Meno comprensibile è il rapporto con il fascismo, stato coloniale che aveva represso sanguinosamente la rivolta senussita in Libia, ma qui entrano in gioco ragioni di stato, le stesse per le quali Mussolini varò le leggi razziali, unico effettivo punto di contatto e di condivisione con il Gran Mufti.
Del resto Mussolini mirava ad ampliare l’area d’influenza italiana e questa gli sembrò l’occasione buona. Agì tuttavia con prudenza in una visione politica volta a tenere sotto pressione l’Inghilterra senza giungere a un punto di rottura.
Hitler invece perseguì una politica più strettamente militare, volta da un lato ad alimentare l’irredentismo islamico onde creare complicazioni ai suoi avversari e dall’altro a mettere le mani sulle corpose riserve petrolifere dell’Iraq.
Non è improbabile, invece, che il Gran Mufti fosse animato da una sincera infatuazione per il nazismo che, per quanto ateo, propugnava idee di forza, volontà e coraggio che ben si sposavano con il suo acceso radicalismo religioso, tanto che, nel corso della seconda guerra mondiale, furono costituiti reparti di SS di fede islamica, composti per lo più da elementi europei dei paesi occupati dalla Germania.
La vicenda, complessa, anche se appassionante, si delinea nelle pagine con scorrevolezza, senza pervenire a facili semplificazioni e a conclusioni di comodo.
Il merito di Rosselli non è di scrivere la Storia, ma di mettersi al servizio della stessa, di indagare, di reperire documenti, di esporre, senza un indirizzo politico, ma solo i fatti, mai giudicati, o al più formulando logiche ipotesi.
Questo libro è senz’altro da leggere, perché in questo viaggio nel passato è possibile comprendere il presente, l’instabilità del Medio Oriente e la sanguinosa guerra non dichiarata che da così tanti anni vede combattersi israeliani e palestinesi.

Renzo Montagnoli


http://www.arteinsieme.net/renzo/index.php?m=31&det=6821

lunedì 17 maggio 2010

venerdì 7 maggio 2010

Presentazione al XXIII SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO (Domenica, 16 maggio ore 17,30)

REGIONE ABRUZZO
Assessorato Sviluppo del Turismo, Politiche Culturali

Servizio Politiche Culturali


Torino Lingotto Fiere
XXIII SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO
13 – 17 Maggio 2010

Stand R 34 Padiglione 3




Domenica, 16 maggio ore 17,30
ISLAM NAZISMO FASCISMO

di Alberto Rosselli
Coordinatore Marco Solfanelli
EDIZIONI SOLFANELLI

sabato 24 aprile 2010

RECENSIONE a ISLAM NAZISMO FASCISMO (di Piero Vassallo)

Si conoscono solo tre categorie di storici: i giallisti faziosi ed elucubranti, i cattedratici magniloquenti e servili, e gli scrittori, che, rinunciando agli stilemi della vana e oscurante erudizione, divulgano le nozioni vere e nuove, che hanno faticosamente strappato alle biblioteche fumose e ai monumentali archivi.
I giallisti producono centoni per il consumo fantasticante delle sette ideologiche. I cattedratici fanno uscire fumi incomprensibili dal cappello a cilindro, in cui giace l'atteggiamento sussiegoso ma servile nei confronti dell'opinione al potere. I divulgatori colti, invece, attuano la felice estrazione e la comprensibile scrittura delle notizie certe, che ora sono nascoste nei documenti ufficiali, ora addomesticate dai memoriali ora gonfiate e affumicate dai libri accademici.
Solo i divulgatori colti, pertanto, appartengono alla ristretta categoria degli storici propriamente detti, cioè obiettivi e comprensibili.
Alberto Rosselli ad esempio. Prima di mettere mano alla macchina da scrivere consulta i libroni giacenti nelle collezioni dell'illeggibile, li libera dalla polvere accademica e dalle croste spocchiose, li confronta e ne estrae le verità compatibili con i documenti consultati scrupolosamente.
Infine scrive con lo stile agile e sobrio, che è adatto a produrre un discorso accessibile al lettore medio, propone saggi rispettosi delle verità diffuse a macchia nell'indigesta mole dei documenti d'archivio e nelle cronache verbose.
La puntuale ricostruzione delle ragioni dell'alleanza che si stabilì tra la politica nazista e fascista e l'insorgenza islamica, opera uscita in questi giorni dai torchi dall'editore Marco Solfanelli in Chieti, ad esempio, è il risultato della faticosa consultazione dei documenti emersi dagli archivi tedeschi, italiani, americani, inglesi, francesi, israeliani, serbi, croati ed ex-sovietici e dalla lettura critica della conflittuale biblioteca sull'argomento.
Il merito di Rosselli è la esatta ricostruzione delle idee che mossero i nazisti e gli islamici del Medio Oriente ad un'alleanza finalizzata alla rivolta contro gli anglo-francesi e contro gli immigrati ebrei. Il collante di un'amicizia fra due culture diverse per temperamento e per storia, e per giunta fanatizzate dalla presunzione della propria superiorità, fu infatti l'odio cieco e furente contro gli ebrei. L'antisemitismo facilitò un patto tra tedeschi e arabi mediorientali finalizzato a suscitare e a far trionfare la rivolta – la guerra santa – degli islamici contro i colonialisti francesi e inglesi. Finalità che non alterava le mire espansionistiche della Germania nazista, mire che non erano rivolte alle terre colonizzate dagli europei.
Più cauto fu l'atteggiamento dell'Italia fascista, non indenne dall'orgoglio nazionalistico ma estranea al torbido misticismo soggiacente alla mitologia razzista. Oltre tutto l'Italia doveva difendere il potere instaurato in tre importanti aree musulmane: la Libia, la Somalia e l'Eritrea.
Molto interessante è la biografia del Gran Mufti di Gerusalemme, Muhammad Amin al-Husayni, che Rosselli ha aggiornato, per un verso eliminando le leggende inventate dal giornalismo metropolitano per l'altro ricostruendo fatti dimenticati o censurati da buonisti, ad esempio l'appartenenza del Mufti alla ristretta cerchia dei collaboratori di Adolf Eichman e la sua aperta condivisione del piano per lo sterminio degli ebrei. Notizie che consigliano l'applicazione di un ragionevole freno agli slanci ecumenici indirizzati alle mitezze palestinesi.
Curiosa è infine la storia della solidarietà e degli aiuti strategici ottenuti da un parente ed estimatore di Husayni, Yasser Arafat. Consigliato e istigato da Husayni, Arafat decise di arruolare diversi membri delle SS e della Gestapo, mediante un'operazione di “sdoganamento” che fu attuata grazie alla collaborazione dei sovietici.
I brevi cenni di cui sopra dimostrano la qualità di un saggio che si raccomanda a coloro che desiderano esplorare gli oscuri retroscena della questione palestinese.

Piero Vassallo


Alberto Rosselli, “Islam nazismo fascismo Storia di un'intesa ideologica e strategica che avrebbe potuto modificare l'assetto geopolitico mediorientale e euroasiatico”, Solfanelli, Chieti, www.edizionisolfanelli.it, 2010, 150 pagine, euro 12.